Le proposte per la sanità nei programmi della politica prima delle prossime elezioni

Manca poco al giorno delle elezioni politiche del 2022. I programmi per la Sanità sono stati resi pubblici dalle tre coalizioni che si contendono questa tornata elettorale.

Molte sono le differenze ma tante le convergenze se non altro su alcuni obiettivi per tutte e tre le coalizioni:

  • riforma della sanità territoriale;
  • potenziamento organico degli operatori sanitari;
  • superamento delle liste di attesa.

Alcuni di questi, sono nelle agende da anni, si spera che, trovino finalmente delle soluzioni idonee e stabili nel tempo, sarebbe l’ora.

Poi ci sono delle specificità, delle novità, come il richiamo alla farmacia dei servizi o alla necessità di un nuovo Piano pandemico e della revisione del Piano oncologico o della istituzione di una “protezione civile sanitaria”.

Ritorna ancora una volta la questione della riforma del Titolo V per ridare più poteri allo Stato in materia sanitaria, sarebbe l’ora che si mettessero d’accordo su questo.

Mentre mi accingevo a leggere attentamente questi programmi, mi sono ricordata di un articolo apparso su un noto quotidiano non molto tempo fa che auspicava l’introduzione della “gentilezza” nel Sistema Sanitario.

Nell’articolo, Balfour M. Mount, un medico, chirurgo e accademico canadese, considerato il padre delle cure palliative in Nord America affermava:

Quanto è superficiale la nostra cura delle persone, regolarmente prendiamo in considerazione il dolore delle persone per giungere ad una diagnosi accurata di coloro che soffrono fisicamente. Occasionalmente basandoci sulle nostre intuizioni valutiamo i problemi emotivi del paziente. Solo raramente comprendiamo il malessere dello spirito: quello del malato e del nostro”.

Non dimentichiamoci che l’evoluzione tecnologica e farmacologica ha raggiunto un livello decisamente elevato e la sua riproducibilità consente di garantire un’assistenza di ingente profilo in ogni area del mondo occidentale. Altresì le competenze degli operatori sanitari e socio-sanitario sono certamente fondate su standards scientifici consolidati. Allora, cosa c’è che non va? Cosa manca nel Sistema Sanitario per migliorarlo o tentare di farlo?

Ma cos’è che spesso viene a mancare nei servizi sanitari? Cos’è che le persone ci chiedono, soprattutto in quei casi dove la sofferenza di malattie croniche mette a dura prova pazienti e famiglie? e che la “Politica” fa finta di non vedere o di ignorare volutamente?

E’ semplice. Viene a mancare qualcosa che nessun titolo accademico ci può donare: la gentilezza!

Si, semplicemente questo: la gentilezza.

La gentilezza non è una decorazione che può essere appesa per abbellire una parete, ma una delicatezza che avvia e mantiene in vita persone e sentimenti.

La qualità di vita dei pazienti può essere decisamente migliorata da piccoli gesti, da piccole attenzioni che spesso vengono tralasciate, non per mancanza di tempo, ma perché parole come tecnicismo, efficienza, produttività e risparmio si sono inserite nella nostra mente e nel nostro lavoro quotidiano e così…..si risparmia sull’essenziale per vivere e cioè sulla capacità di mettersi nei panni dell’altro, capendo le sue emozioni e i suoi bisogni.

E’ meno faticoso! Inoltre, troppo spesso frustrazioni e problematiche personali accompagnano l’attività degli operatori. Gli operatori sanitari questo problema lo percepiscono quando si troviamo dall’altra parte della barricata. E allora ci rimangono male, come è successo a tanti soprattutto nel periodo delicato del Covid-19. L’essere umano è dotato di gentilezza, ma spesso rifiuta di avvalersene perché si apre al rischio di ritenere che la gentilezza sia un comportamento di cui si deve dubitare. Può anche essere interpretata come arrendevolezza: un comportamento gentile può essere guardato con sospetto. Le pubbliche dimostrazioni di bontà vengono liquidate come moralistiche e sentimentali e parliamoci chiaro…la gentilezza è diventata un segno di debolezza. Ma è errato giudicare debole il gentile perché, c’è una GRANDE FORZA NELLA GENTILEZZA! In realtà agire gentilmente illumina i centri di ricompensa del cervello e gli operatori sanitari gentili sperimentano meno stress.

Pertanto i sistemi devono educare alla gentilezza e al “Potere” dei piccoli gesti che fanno stare bene noi e gli altri. Nella pratica quotidiana la “gentilezza” è un’arma integrante della Medicina di Condivisione. È una medicina che rende la vita più degna di essere vissuta non solo per il malato, ma anche per l’operatore.

La mia speranza, il mio sogno e credo di tutti quelli come me, con malattie croniche e degenerative, nei tre obiettivi citati sopra:

• riforma della sanità territoriale;

• potenziamento organico degli operatori sanitari;

• superamento delle liste di attesa;

non ci si dimentichi della “gentilezza”.

Una parte di questo testo è stato scritto da Patrizia Balbinot e Gianni Testino, primario Dipendenze ed Epatologia ASL3 Liguria.

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