Il dolore cronico “dolore globale

Quando gioia e dolore diventano grandi, il mondo diventa piccolo. (Gibran Kahlil Gibran)

Numerose malattie, benigne e maligne, provocano dolore ed il dolore è uno tra i primi e più importanti sintomi di malattia.

Si può considerare il dolore acuto come un campanello di allarme che segnala un qualcosa che non va. Tale dolore è quindi un dolore “utile”, che prima di essere trattato se ne dovrà ricercare la causa che lo sta generando.

Il problema invece del dolore cronico esige un cambiamento completo di mentalità. Quando la condizione patologica che provoca il dolore è nota e in buona parte non aggredibile, quando il dolore è persistente nel tempo, quando la sua presenza continua instaura un circolo vizioso di depressione, ansia e altri disturbi emotivi, il dolore diviene allora una sindrome autonoma con pesante impatto sulla vita di relazione e sugli aspetti psicologici e sociali caratteristici della persona, il dolore assume connotati di sintomo “inutile” e va trattato nel modo più tempestivo e completo possibile. In questo senso, il dolore cronico non rappresenta solo una estensione temporale del dolore acuto, ma assume caratteristiche qualitative completamente diverse, che necessitano di un approccio mentale, culturale e professionale opposto. Diventa in poche parole una malattia nuova ed autonoma.

Il dolore cronico presente nelle malattie degenerative, neurologiche, oncologiche, specie nelle fasi avanzate e terminali di malattia, assume caratteristiche di dolore GLOBALE, ovvero di sofferenza personale che, trova nella propria causa, oltre che motivazioni fisiche, anche cause psicologiche e sociali.

Il dolore è uno dei principali problemi sanitari mondiali. Se il dolore acuto può essere ragionevolmente considerato un sintomo di malattia o di trauma, il dolore cronico e ricorrente è un problema sanitario specifico, una malattia a pieno titolo“. (World Health Organization)

Alcune cifre in Italia e in Europa, riguardante il dolore cronico

Il dolore cronico, secondo la più recente ed estesa indagine epidemiologica europea su 46.394 adulti, è un grave problema clinico e sociale. Il 19% degli intervistati aveva sofferto di dolore per oltre sei mesi nel corso dell’ultimo anno e, nel 34% di questi, il dolore raggiungeva i livelli più elevati di intensità. Il dolore comportava: depressione nel 21% dei casi, riduzione della capacità lavorativa nel 61% e perdita del lavoro nel 19%.

Nella realtà italiana questi dati, già di per sé preoccupanti, lo sono ancora di più, perché dallo stesso studio emerge che in Italia la percentuale di persone con dolore cronico raggiunge il 26%, un livello superato solo da Polonia (27%) e Norvegia (30%). Le dimensioni e la gravità del problema provano che il dolore cronico è di per sé una malattia di notevole impatto sociale.

Il dolore cronico è dovuto: nel 20 % dei casi a traumi, nel 25 % dei casi a dolore della colonna vertebrale (ernia del disco, cervico-brachialgia e lombosciatalgia) e nel 45 % dei casi ad artrosi degenerativa o artrite. Esiste, inoltre, il consistente problema del dolore cronico correlato al cancro, che è presente nel 50/90 per cento dei malati lungo l’intero corso della malattia tumorale. Nella maggior parte di queste condizioni la causa principale del dolore è un danno del sistema nervoso, definito dolore neuropatico.

Nell’indagine epidemiologica europea, gli intervistati lamentavano generale insoddisfazione per le cure ricevute: oltre la metà era stata curata con farmaci antinfiammatori, non adeguati per trattamenti prolungati ed inefficaci nel dolore neuropatico. Questi dati, che riflettono la nostra esperienza quotidiana, sono clinicamente ed eticamente inaccettabili. L’inadeguatezza delle cure, oltre che essere causa di insuccesso terapeutico, comporta un aggravio della spesa sanitaria per l’uso improprio delle risorse e per il controllo delle complicanze. Esistono, al contrario, farmaci e procedure indicati per il trattamento del dolore cronico e neuropatico. In generale, si evidenzia una grave lacuna culturale riguardo al problema del dolore cronico.

Incidenza e costi del dolore cronico

Oltre a causare indicibili sofferenze a milioni di pazienti di tutto il mondo, il dolore cronico lacera il tessuto sociale ed economico della nostra cultura. Non esistono a tutt’oggi dati precisi sull’influenza delle varie sindromi da dolore cronico e il relativo costo per la società.

Ma è noto come la lombo sciatalgia e la cefalea rappresentino la prima causa per perdita di giornate di lavoro. Tuttavia l’impatto del dolore cronico non deve essere esaminato soltanto in termini economici. Ma il dolore cronico mal curato ha un impatto ancora più pesante poiché sfocia nella depressione del paziente e nella sua inabilità o addirittura incapaci di svolgere i compiti più semplici. Inoltre i pazienti affetti da dolore cronico sono spesso soggetti a privazioni psicosociali e fisiche, compresa una nutrizione inadeguata con perdita di peso, una riduzione dell’attività, disturbi del sonno, isolamento sociale, problemi coniugali, disoccupazione e problemi finanziari, ansia, paura e depressione.

Cosa si fa in Italia per il dolore cronico?

L’Italia è al terzo posto per incidenza del Dolore Cronico ma si colloca al penultimo posto in Europa per l’uso di farmaci oppioidi. E’ stata istituita una Commissione Ministeriale per il trattamento del Dolore Acuto e Cronico e Cure Palliative che ha tra i compiti principali l’elaborazione di progetti finalizzati a far interagire sul territorio istituzioni ospedaliere, medici di base, medici specialisti e associazioni di volontariato.

Per far innalzare in un paese il livello qualitativo della terapia del dolore, è necessario procedere su modelli organizzativi e sociali adeguati:

  • Approntare forme organizzative che consentano una continuità di intervento;
  • Favorire la formazione degli operatori sanitari in questo settore;
  • Promuovere l’informazione divulgativa all’opinione pubblica;
  • Considerare il dolore cronico malattia sociale e fornirne risorse adeguate.
  • Facilitare la disponibilità e la prescrivibilità dei farmaci antalgici, in particolare degli oppioidi per utilizzo terapeutico.

Ostacoli del corretto trattamento del dolore cronico

Non dobbiamo però sottovalutare un aspetto fondamentale per una corretta individuazione del dolore cronico e il suo trattamento. Sono numerosi gli ostacoli ad un corretto trattamento del dolore cronico che si possono sintetizzare in:

  • ostacoli dovuti al paziente;
  • ostacoli dovuti ai professionisti;
  • ostacoli dovuti alle istituuzioni.

Gli ostacoli dovuti al paziente:

Riluttanza a riportare e descrivere il dolore;

Riluttanza a seguire le prescrizioni di terapia

Timore riguardo alla dipendenza

Preoccupazione per effetti collaterali dei farmaci;

Convinzione che il dolore sia una conseguenza inevitabile della malattia, con conseguente supina accettazione;

Censura del dolore come segno di progressione della malattia;

Timore di iniezioni, fleboclisi o manovre invasive.

Gli ostacoli dovuti ai professionisti :

Incapacità dei medici a rilevare con metodo il dolore;

Incapacità ad apprezzare l’entità del dolore;

Discrepanza fra la valutazione del medico e quella del paziente;

Mancanza di conoscenza nella valutazione e nel trattamento del dolore;

Riaffermazione dei “falsi miti” concernenti la terapia con oppioidi;

Confusione terminologica e concettuale fra: tolleranza, dipendenza fisica, dipendenza psicologica.

Gli ostacoli dovuti alle istituzioni:

mancanza di interesse istituzionale a sviluppare una capillare organizzazione per la terapia del dolore;

mancanza di cultura della terapia del dolore

mancato utilizzo di strumenti validati di valutazione nelle cartelle cliniche;

mancanza di tempo dedicato;

mancanza di disponibilità dei farmaci essenziali;

restrizioni legali alla prescrizione dei farmaci oppioidi e difficoltoso approvvigionamento degli stessi;

paura di una possibile “tossico-dipendenza”, sia nei pazienti oncologici che nella popolazione in generale, qualora gli oppioidi forti fossero più disponibili per uso terapeutico;

mancanza di formazione accademica agli studenti e al personale sanitario.

Neanche il miglior medico può sapere cos’è il dolore fisico come coloro i quali ne sono vittime. Solo il paziente, infatti, può dire se la terapia alla quale è sottoposto è efficace o meno nel controllare il dolore. Ed è per questo che, quando la terapia del dolore non sta dando il sollievo necessario, è importante parlarne con un medico, un infermiere e i familiari.

Non bisogna avere timore di parlare del problema.

Annotare in un diario l’esperienza personale, è un modo per ricordare dettagli importanti che possono tornare utili nel dialogo con il medico.

Per poter tenere sotto controllo il dolore, è necessario affrontare il problema senza alcun timore.

Molte persone non cercano alcun sollievo contro il dolore o evitano di parlarne col medico.

Spesso, preferiscono il silenzio perché non capiscono la vera natura del dolore cronico o hanno paure ingiustificate a proposito delle cure:

Ho paura di assuefarmi ai farmaci per il dolore e di non poterne più fare a meno“.

Le ricerche in questo campo hanno dimostrato che, quando assunti con criterio, i farmaci portano sollievo senza dare assuefazione.

Se la terapia che sto seguendo non funziona, devo rassegnarmi a convivere con il dolore“.

Questo non è necessariamente vero. Dovrete essere sinceri con voi stessi e capire quanto impatta realmente il dolore cronico sulla vostra vita. Chiedete al medico quali siano le terapie disponibili. Se una determinata terapia non dovesse apportare benefici, un’altra invece potrebbe essere efficace. Si possono inoltre gestire o prevenire molti degli effetti secondari dovuti alle terapie del dolore.

Penseranno che sono una persona debole perché non sono in grado di sopportare il dolore e devo farmi aiutare dal medico

Alcune persone credono che una vita vissuta sopportando il dolore sia un segno di forza e che cercare aiuto sia un segno di debolezza. Non bisogna lasciare che questi luoghi comuni impediscano al paziente di consultare e parlare delle possibili soluzioni terapeutiche per alleviare il dolore. È possibile trovare aiuto e sollievo, ma solamente se si è disposti a parlare apertamente di questo problema.

Se la terapia attuale non dà il sollievo desiderato o se causa effetti secondari che impediscono di svolgere le attività quotidiane o peggiorano la qualità di vita, il dialogo con un medico si rende necessario. Il medico in questo caso potrà regolare il dosaggio del farmaco, prescrivere un altro farmaco per ridurre gli effetti secondari oppure proporre delle alternative.

Se questo approccio non ha successo, il medico potrà segnalare uno specialista nel campo del dolore o consigliare una terapia del dolore. Le strutture che si occupano di terapie del dolore sono state create negli ultimi anni proprio per far fronte alle esigenze di chi soffre di dolore cronico, che possono ora avvalersi di medici altamente specializzati che lavorano in team che comprende: Medici specialisti (Anestesisti, Algologi, Neurologi, Ortopedici, Chirurghi Vascolari, Diabetologi, Fisiatri, ecc.) fisioterapisti, infermieri, addetti al sostegno psicologico del paziente e/o psicologi..

Questo approccio multidisciplinare è stato sviluppato perché si è riconosciuto che il dolore cronico coinvolge differenti aspetti della vita del paziente. In queste circostanze la strada verso un maggiore benessere passa attraverso una combinazione di terapie.

Non dobbiamo ASSOLUTAMENTE dimenticare in tutto questo che la vita sociale, affettiva e lavorativa di un paziente affetto da dolore cronico non deve “sparire”. Anche con il dolore cronico si è e si deve pretendere di essere parte attiva in questa società e non emarginati, esclusi, ignorati dalle istituzioni. Oltre all’approccio multidisciplinare medico, sanitario ci deve essere e manca purtroppo, una rete di condivisione del problema con il mondo del lavoro, con la società e le istituzioni. Chi vive con il dolore cronico, non può e non deve essere lasciato solo, deve essere parte integrante della nostra società, solo così possiamo evitare a chi soffre di questa grave, cronica e invalidante malattia di aggravare ulteriormente uno stato di salute già precario.

Bisogna far capire a TUTTI che il dolore cronico è una vera e propria malattia, invalidante, in alcuni casi, invisibile, ma c’è esiste, non passa, è cronica, è globale.

Un pensiero su “Il dolore cronico “dolore globale

  1. Credo che da questo interessante articolo di Rosaria Mastronardo che, oltre a fare un’esaustiva carrellata di ciò che provoca il dolore cronico in tutti i suoi aspetti, oltre a valutare ciò che è stato fatto e ciò che c’è ancora da fare, si capisca benissimo come dovrebbe approcciarsi alla sanità chi soffre di dolore cronico: cercare di entrare in una rete multidisciplinare senza reticenze e pregiudizi nel valutare la propria condizione in tutte le sue prospettive. Se è vero che ci vuole molta buona volontà credo che questo possa essere fattibile. Il problema è TROVARE questa rete di equipe con competenza in materia e potervi accedere DOVUNQUE senza che questo debba essere oneroso dal punto di vista economico, sociale e psicologico. E qui la vedo dura….

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