Dolore cronico: il nostro guastafeste

Il dolore cronico è riconosciuto come uno dei maggiori problemi di salute pubblica. Il suo notevole impatto pesa non solo perché è in grado di compromettere seriamente le attività quotidiane (inclusa quella lavorativa), la salute psicofisica, le relazioni sociali e la qualità di vita in generale, ma anche per la diffusione del fenomeno: basti pensare che nel solo continente europeo il dolore cronico affligge tra il 10 e il 30% delle persone adulte. Sebbene sia abbastanza ovvio percepire che il dolore cronico “guasti” la vita e la salute delle persone che ne soffrono non è così immediato e facile “quantificare” il suo impatto negativo a livello personale, lavorativo, sociale e familiare.

Creando un originale modello psicosociale e analizzando i dati di 68 ricerche cliniche, uno studio è riuscito a dettagliare esaustivamente le conseguenze del dolore cronico sulla qualità di vita in generale delle persone che ne soffrono, ottenendo interessanti risultati descritti qui di seguito.

Effetti negativi sulla vita personale

Il dolore cronico riduce l’attività fisica: l’intensità, la durata e la localizzazione del dolore condizionano difatti le capacità fisiche delle persone, limitando le loro attività quotidiane e causando addirittura disabilità. Il peggioramento delle condizioni fisiche è osservabile nel 30-50% delle persone con dolore cronico non oncologico e riguarda la capacità di camminare, svolgere attività domestiche, partecipare alla vita sociale e di condurre una vita indipendente.

Effetti negativi sulla qualità di vita

Il dolore cronico causa spesso un notevole peggioramento della qualità di vita, con ripercussioni fortemente negative sugli aspetti fisici e soprattutto psicologici di chi ne soffre; e l’impatto del dolore sulla qualità di vita delle persone è tanto maggiore quanto più elevate sono l’intensità e la frequenza con cui esso colpisce. Uno degli aspetti che contribuiscono significativamente allo scadimento della qualità di vita sono i disturbi del sonno; l’insonnia o la scarsa qualità del sonno a causa del dolore cronico possono aumentare difatti il livello di stress, oltre che rendere difficile per i pazienti svolgere semplici mansioni e compromettere le loro capacità mentali, con ripercussioni negative ovviamente sulle attività quotidiane lavorative e domestiche.

Effetti negativi sulla vita lavorativa

La principale conseguenza in ambito lavorativo per le persone che soffrono di dolore è l’assenteismo, che può esitare con la perdita del proprio posto di lavoro o con il cambio di mansioni e posizioni meno qualificanti. Ma anche quando le persone con dolore cronico stanno al lavoro anziché essere in malattia, il grosso problema è che i loro sintomi determinano un calo di rendimento, efficienza e produttività tanto maggiore quanto più elevata è l’intensità del dolore. Il calo di produttività lavorativa è stato quantificato del 21,5% per chi soffre di dolore lieve, del 26% nel caso di dolore moderato e ben del 42% se il dolore è forte. Il dolore neuropatico è risultato la principale causa di assenteismo e di calo della produttività, inficiando la capacità di svolgere determinati obblighi.

Le ripercussioni del dolore cronico sulla vita lavorativa – a volte drammatiche (come la perdita del posto di lavoro) – compromettono poi per i pazienti la possibilità di mantenere uno stile di vita normale e, tra l’altro, è stato dimostrato che un lungo assenteismo dal lavoro si associa a una più scarsa capacità di recupero delle condizioni di salute.

Effetti negativi sulla vita sociale e familiare

Il dolore cronico – con la disabilità psicofisica e la dipendenza che spesso crea – può compromettere anche la vita sociale e familiare di chi ne soffre, limitando notevolmente le attività di svago e le relazioni sociali e familiari. In particolare, il dolore impedisce a circa la metà dei pazienti di partecipare ad eventi sociali e familiari, determinando una sorta di “isolamento” da amici e familiari causato da:

a) riduzione delle capacità fisiche;

b) fattori psicologici come emozioni negative, irritabilità, tristezza, impotenza e senso di rabbia e frustrazione, e i disturbi del sonno – che spesso provano le persone con dolore cronico – i quali influenzano negativamente le relazioni interpersonali ed aumentano lo stress all’interno degli ambienti familiari.

Le limitazioni nelle attività sociali sono dovute anche all’impossibilità di pianificarle in anticipo a causa della natura imprevedibile con cui si presenta il dolore. Nel 59% dei casi il dolore cronico mostra inoltre di causare difficoltà nei rapporti col proprio partner.

Il dolore cronico ha infine ripercussioni negative anche sui familiari che vivono a stretto contatto con chi ne soffre: basti pensare che il 30% delle persone che assistono un proprio parente con dolore cronico dichiara di non riuscire a tollerare di vedere la sofferenza e i problemi associati al dolore nel loro parente: proprio per questo molti di essi manifestano stati di disagio e stati depressivi e ansiosi che nel 60-70% superano addirittura quelli del loro parente affetto da dolore.

Fonte

Duenas M et al. A review of chronic pain impact on patients, their social environment and the health care system. J Pain Res 2016; 9: 457-467

2 pensieri su “Dolore cronico: il nostro guastafeste

  1. Grazie Rosaria, riesci sempre a catalizzare l’attenzione di tutti noi, gli articoli che pubblichi sono sempre molto interessanti
    Vi è un elevatissimo numero di persone che soffrono di dolore cronico, e i dati sono in continui aumento. Sicuramente nessuno di noi vorrebbe continuare a vivere una vita di scarsissima qualità, e vorrebbe quindi una soluzione che consentisse di tornare alla vita normale.
    Personalmente ci metterei la firma. La domanda sorge spontanea: le case farmaceutiche hanno più interesse a tenerci malati, o ad investire grosse risorse per una seria ricerca volta a trovare un farmaco che ci porti a guarigione, o a scoprire la causa primordiale scatenante, per eliminarla e guarirci?
    Purtroppo la risposta ci è già nota…

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    • Buon pomeriggio, ti ringrazio dei complimenti, sono sempre graditi.
      Ti confesso il motivo che mi ha spinto a scrivere questo post.
      Il 30% è una percentuale elevata della popolazione che soffre di dolore cronico ma, sembra che non interessi a nessuno. In questi giorni, sui giornali, in TV, e alla Radio senti tanti “esperti” parlare di tutto, in particolare di politica. Senti di questi “famosi” programmi dei partiti per le prossime elezioni e nessuno, nessuno, fate attenzione anche voi, fa un cenno a quello che è accaduto e sta ancora accadendo nel nostro SSN. NESSUNO. Nessuno ha le palle di toccare questo tasto, nessuno affronta questo problema, nessuno che parli di riforma del Titolo V, riforma del SSN, NON C’E’ NESSUNO.
      Eppure, con il Covid, questa gente sa benissimo che la percentuale oggi del 30% tra poco raddoppierà ma, NESSUNO dice nulla. Loro, stanno bene e forse non rientrano nel 30% ma, chi c’è sa che NON E’ VITA.
      Tutti in silenzio tombale.
      Come mi piacerebbe dare un segnale a questi politici il giorno delle elezioni, come mi piacerebbe.

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